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La lettera e il viaggio di Alessandro Petruccelli, una vicenda sospesa tra sogno e realtà

La lunga attesa di un aspirante romanziere

Sono trascorsi quasi quarant'anni dalla pub­blicazione di Un giovane di campagna romanzo d'esordio di Alessandro Petruccelli, docente a riposo. ma scrittore in servizio permanente effettivo, più altri quattro o cin­que titoli nel frattempo spiccati dall'albero di una narrativa di agresti esperienze e colta creatività.

Proprio così. perché questo sempreverde provinciale di fiorente saggezza sovrasta di molto quegli esangui cervelli metropolitani di più o meno capricciosa scrittura, sia per concreta vocazione terragna, sia per genio fervoroso e stampo inventivo tra realistico e sognante, iniziatico e misterioso. Storie vere, insomma, favole inverate.

L'ultimo lavoro di Petruccelli La lettera e il viaggio (Gremese. pp. 152) si divide esattamente in due pari: una narra la sofferta attesa di un aspirante romanzie­re che da tempo aspetta con ansia la lettera dell'editore circa il destino del manoscritto inviatogli per la pubblicazione; l'altra infila rapide o rapidissime vicissitudini di gen­te che sintetizza in un sapido crescendo di racconti. colorate esperienze di vita, aned­doti tratti da profonde sofferenze, vicende, avventure, fantasie personali, ma di grande umanità.

Geremia Morrone, questo il nome del prota­gonista del libro, ha scritto un romanzo, l'ha inviato. A più d'un editore, ricevendone regolari e scontati, anche se garbati, rifiuti, ma ora è in angosciosa aspettativa del responso dell'ultimo invio. Una lettera che inopinata­mente gli giunge quando meno se l'aspetta e anziché metterlo nella disposizione d'ani­mo di una benevola sorpresa. lo affligge con un castello di pessimistiche previsioni.

Geremia,é sposato. ha due bambine. inse­gna come la moglie, non ha molti svaghi, anzi ne ha solo uno: scrivere. Adesso è il mo­mento di aprire la missiva dell'editore. ma tergiversa spera e dispera, teme e sogna, ha paura del no ma non esclude il si, non ci dorme ma nemmeno si appresta a por fine all'incubo, ai sillogismi della sua mente. Intanto passa in rassegna tutta la sua vita, da celibe e da sposato, da ragazzo e da adulto, da studente e da professore. Ironizza e congettura, recrimina e rivendica. si illude e si delude, Presume e tuttavia non osa.

Ma incombe la seconda metà del libro, nella quale tutto è accaduto (però non è giusto che il lettore lo sappia). Finalmente Geremia ha varcato la soglia dell'attesa. ma se si pensa a un facile e giusto prosieguo del racconto, la trama riserva ben altro cammino. Il buon Geremia si sente dire fermati, da due non meglio identificate persone, “ancora non è ora (...).

Prima di essere incoronato, devi compiere un viaggio.”

Giunti alla periferia della città, gli indicano uno steccato al di là del quale una strada lo porterà per paesi e contrade, boschi e campagne, monti e valli. I due si dileguano, erano semplici anche se strani messaggeri, e il protagonista si incammina rassegnato.

Da qui in poi, sino alla fine, sono quadri di vita, impressioni, paesaggi; pagine di ri­cordi, ma anche registrazioni di fatti, testi e pretesti. soddisfazioni e sconforti, - prove d'artista, insomma, e persino miracoli. Al primo blocco del romanzo, che è tutto un lungo monologo tra Geremia e sé stesso relativamente alla let­tera che, prima non arriva, poi lo terrorizza, ne segue un secondo, tutto immaginario: una fitta sequenza di scene, immagini, momenti ed episodi, che hanno il chiaro scopo, nonostante nati da pure fantasie, di plasmare il carattere di Geremia nel viaggio dalla scrittura alla vita.

Non è un uomo avvolto nelle nuvole, ma un padre di famiglia e un maestro di verità per i suoi alunni. Ma come scrittore Geremia deve ancora non solo realizzarsi individualmente, ma comprendere che il mondo non lo sta attendendo come egli crede e verosimilmente le sue parole non lo cambieranno. Per farsi accogliere e apprezzare, oggi occorre prima essere qualcuno, purtroppo, presentatore, sportivo, politico, cantante, o una figura dal successo mediatico. Diversamente, bisogna restare in religiosa attesa, non già di una let­tera, ma del messaggio di una coscienza che soffre e sogna e spera di meritare simpatia, stima e premura da quelli cui ha dato di­sponibilità, rispetto e affetto. Aspettare che cambi il mondo, insomma. Nell'ipotesi che la seconda parte del libro sia, in definitiva, il romanzo stesso di cui il povero Geremia attende la pubblicazione.

           

 

 

 

 

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